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Galleria Nazionale di Arte Antica
di Palazzo Barberini
La Storia

Risale alla fine dell’Ottocento, e precisamente ad un progetto del 1895, l’idea di una raccolta statale che desse lustro a Roma capitale e che potesse conservare il ricco patrimonio artistico costituito da importanti collezioni romane confluite allo Stato in seguito a donazioni e acquisizioni. Nel corso degli anni, alle raccolte Corsini, Torlonia e Monte di Pietà, si aggiunsero le collezioni Odescalchi, Hertz e Chigi, che indussero lo Stato a cercare una sede idonea per la loro esposizione. La soluzione sembrò arrivare nel 1949 quando lo Stato acquistò Palazzo Barberini, ma gli eredi della famiglia nel 1934 avevano dato in affitto una parte del palazzo al Circolo Ufficiali delle Forze Armate e, così, il Ministero dei Beni Culturali si ritrovò a dover dividere questi spazi con un altro "inquilino". Grazie ad un accordo sottoscritto dal ministro per i Beni e le Attività Culturali e dal ministro della Difesa, Palazzo Barberini torna a disposizione del pubblico. Mentre il Circolo Ufficiali è stato trasferito nella vicina palazzina Savorgnan Brazzà, realizzata negli anni 1930 del secolo da Piacentini. Ciò ha consentito di recuperare 2.700 mq del Palazzo, mentre 700 mq resteranno a disposizione del Ministero della Difesa per esigenze di alta rappresentanza. Il passo significativo è non solo aver liberato un ampio spazio, ma aver liberato il Palazzo da un "condomino" che con la sua presenza non dava la possibilità a questa struttura di configurarsi come museo, in grado di gestire autonomamente i propri spazi. Restano quei 700 mq, che il sindaco ha assicurato non verranno più utilizzati per cerimonie private, matrimoni o comunioni, com’è accaduto in passato, ma solo per occasioni particolari concordate con la sovraintendenza dei Beni Culturali. È chiaramente un momento molto importante, non solo per la galleria, ma anche per il Palazzo che, ha affermato il sovrintendente Strinati, è "museo di se stesso", testimonianza del lavoro congiunto dei grandi maestri del Seicento romano. Quando nel 1623 Maffeo Barberini salì al soglio pontificio con il nome di Urbano VIII si fece urgente l’esigenza di una residenza adatta ad una famiglia di rango papale; così Francesco Barberini, nipote del papa, si occupò dell’acquisto dell’area compresa tra via delle Quattro Fontane e via Pia, l’attuale via XX Settembre. Il primo progetto, che parte dall’uso delle fabbriche Sforza, si deve a Maderno, artefice dell’originale pianta ad ali aperte del palazzo-villa, al quale subentra Bernini che lavora con Borromini e Piero da Cortona, autore non solo dell’affresco celebrante la famiglia Barberini, ma anche di un teatro, oggi distrutto. In occasione dell’apertura del Museo, è stata portata a termine la prima parte dei grandi lavori di restauro, strutturali e di allestimento, del museo, realizzati nella quasi totalità dal Laboratorio di Restauro del Polo Museale Romano che ha sede nello stesso Palazzo Barberini. Il restauro che dei restanti ambienti dl Palazzo, si concluderà nel prossimo quadriennio. Il 13 dicembre 2006, in occasione dell’inaugurazione del Palazzo, sono stati aperti al pubblico il giardino, reso nuovamente accessibile dai recenti lavori di restauro, e le otto sale del piano nobile, chiuse da anni, che raccolgono opere di particolare pregio del Cinquecento italiano. Accanto alla celeberrima Fornarina di Raffaello, la Madonna col Bambino di Giulio Romano e una Sacra Famiglia di Perin del Vaga, che testimoniano la dipendenza dal maestro d’Urbino dei suoi più diretti allievi. E poi ancora La Maddalena di Piero di Cosimo, artista "eccentrico" secondo Vasari, e il classico Andrea del Sarto, che assorbe la lezione umbro-toscana, ma risente del chiaroscuro leonardesco. Le tavole di Sodoma e di Beccafumi, due artisti che rimangono influenzati dalla scuola milanese dei leonardeschi e tendono a ricreare il bello malinconico del maestro. L’Ascensione di Cristo di Garofalo, pittore ferrarese, che rielabora la Trasfigurazione di Raffaello ed ancora alcune opere della scuola veneta, tra le quali lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina di Lotto di particolare raffinatezza per la scelta cromatica. Vi sono poi alcuni ritratti molto significativi come quello di Enrico VIII di Holbein o quello del luogotenente della corte medicea Stefano IV Colonna di Bronzino, che testimoniano due modi diversi di rappresentazione del personaggio. In una delle otto sale, Andrea Sacchi, pittore di tendenza classicista, tra il 1629 e il 1632, realizza l’affresco con la Divina Sapienza, dove raggiunge un risultato opposto rispetto all’affresco con lo stesso soggetto di Pietro da Cortona che decora il Salone del Palazzo. In questo spazio, sempre al piano nobile, sono esposte tra le più importanti opere del Seicento italiano, come la Giuditta e Oloferne e il Narciso di Caravaggio o le tele dei grandi maestri della scuola emiliana. Al termine dei lavori di restauro, dal salone Pietro da Cortona si potrà avere accesso, attraverso la scala elicoidale di Borromini, agli appartamenti settecenteschi che ospitano opere del vedutismo italiano di Canaletto, di Gaspar Van Vittel e anche un ricco nucleo di opere francesi del XVIII secolo, provenienti dalla collezione del Duca di Cervinara. Nel corso del prossimo quadriennio le sale che erano del Circolo Ufficiali verranno allestite per poter accogliere le opere del Duecento, del Trecento e del Quattrocento. L’obiettivo è quello di creare una Galleria di livello internazionale, che assuma le caratteristiche tipiche di una struttura museale moderna e che continui ad ampliare la propria collezione permanente grazie a nuove acquisizioni.

Il palazzo fu realizzato da Gian Lorenzo Bernini, che subentra alla direzione dei lavori alla morte del Maderno. Nel cantiere già aperto lavorava già nel 1629 il giovane Borromini, di cui sono stati individuate realizzazioni autonome in particolari architettonici, e a cui è attribuita la scala elicoidale sul modello classico del Palazzo Farnese di Caprarolo opera del Vignola. E' argomento di dibattito quanta parte del primitivo progetto, che prevedeva un romano, sia stato utilizzato dal Bernini, che volle una costruzione a due corpi unita da un settore, con la straordinaria facciata a logge vetrate, sorretta dal profondo portico che sostituisce il cortile classico. Questo settore, fulcro di rappresentanza della costruzione, si incentra sul grande volume del salone, che si sviluppa su due piani con la grande volta, affrescata da Pietro da Cortona con il " Trionfo della Divina Provvidenza ", rappresenta la gloria spirituale e temporale della famiglia Barberini . Lo stesso Pietro da Cortona come architetto ebbe mano certamente nella progettazione finale, suo era il progetto più tardo del teatro distrutto con l'apertura nel 1932 della via Barberini. Il palazzo così grandioso corrispondeva ai desideri di Urbano VIII Barberini che voleva per la sua famiglia, di origine fiorentina, una reggia che stesse alla pari con le residenze della grande nobiltà romana. Caratteristica essenziale della costruzione barberiniana è quella di una doppia valenza, di palazzo-villa, palazzo di rappresentanza che univa le amenità della villa suburbana. La facciata classica del palazzo cittadino era quindi quella verso la Piazza Barberini, l'ingresso all'area del complesso Barberini avveniva attraverso il grande portale costruito da Pietro da Cortona, ubicato dove ora è l'imbocco della moderna via Barberini, il percorso di accesso passava davanti al teatro, ortogonale al percorso della nuova via, per giungere all'imponente cortile detto della Cavallerizza. Il grande portone al centro della facciata su questo lato immetteva nel salone di ingresso e da lì parte della prima rampa della scala quadrangolare progettata dal Bernini. La facciata verso la via quattro fontane sottolinea invece il rapporto di compenetrazione con la natura e scandisce con il suo doppio ingresso alle due ali la divisione dei due settori del palazzo, quello a nord abitato dal ramo secolare della famiglia, in origine da Taddeo nipote di Urbano VIII e dalla sua sposa Anna Colonna; la parte verso sud era invece abitata dagli ecclesiastici, i cardinali Barberini e da questa parte, all'ultimo piano, il Cardinal Francesco aveva collocato la sua celebre biblioteca. L'accesso principale da questo lato fu sottolineato solo dopo la costruzione del cancello e della cancellata, progetta dell'architetto Azzurri nel 1848 e realizzata nel 1865, con i grandi telamoni scolpiti da Adamo Tadolini. La Galleria Nazionale di Roma nasce ufficialmente nel 1893, dopo che alla collezione donata allo stato dieci anni prima dal principe Corsini si era aggiunta nel 1992 la collezione Torlonia di più recente costituzione. La nuova sede di palazzo Corsini risultò presto inadeguata quale sede della Galleria Nazionale, in particolar modo quando cominciarono ad affluire sempre più numerose le donazioni e gli acquisti statali. Il palazzo Barberini, privo delle collezioni fidecommissarie dei principi Barberini per vicende di divisioni familiari e per la malaugurata legge del 1934 che ne permetteva la dispersione, fu acquistato nel 1949 quale nuova sede dalla Galleria Nazionale d'Arte Antica, anche se era presente all'interno del palazzo il Circolo Ufficiali delle Forze Armate.Con la nuova sistemazione del 1984 tutte le opere della collezione Corsini loro sede storica. Le opere pervenute con successive donazioni o acquisti sono ordinate nel Palazzo Barberini che, privo della collezione principesca originaria, si presenta come la sede dell'unica collezione dello Stato a Roma non pervenutaci con una fisionomia storica precisa, quindi idonea ad una sistemazione cronologica e didattica aperta a nuove acquisizione; quindi una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, ordinata cronologicamente ma con la possibilità di inserire nel percorso acquisti e integrazioni, differente in questo dalla struttura definita delle collezioni storiche del panorama romano, e viceversa, di impianto molto più vicino ai grandi musei stranieri e come questi dotata al più presto di tutti i servizi. Le collezioni che devono ancora avere una definitiva sistemazione nel palazzo sono composte da 1445 dipinti e da 2067 oggetti di arte decorativa; il nucleo più rilevante è quello dei dipinti, che provengono da diverse collezioni e da diverse acquisizioni dello Stato e, sola in piccolissima parte, dalla collezione dei principi Barberini dispersa a seguito della legge del 1934. Nel complesso la collezione è ricchissima di capolavori, soprattutto dei secoli XVI e XVII. La maggior parte dei pittori sono rappresentati da opere particolarmente significative della loro produzione. La collezione dei dipinti va dal secolo XII, con l'immagine della "Vergine e Cristo" proveniente da S. Maria in Campo Marzio, prosegue con alcune croci del secolo XVII, opere di scuola giottesca, e con opere del secolo XV, fra le quali spicca il fondamentale dipinto di Filippo Lippi con la "Madonna in trono con Bambino", datato 1437, proveniente da Corneto Tarquinia, è inoltre presente una sufficiente panoramica dell'arte laziale. Più consistenti le collezioni del XVI secolo, fra le quali spicca per notorietà la "Fornarina" famoso ritratto dell'amante di Raffaello, oltre a dipinti di Andrea del Sarto, del Beccafumi, del Sodoma, del Bronzino, ad opere del Lotto, del Tintoretto, di Tiziano ed El Greco, per arrivare alla fine del secolo con la splendida "Giuditta che taglia la testa ad Oloferne" del Caravaggio e al grande Seicento con opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona, Gaulli, Maratta. Il nucleo fondamentale della Galleria è formato dalle opere del secolo XVII; è questo il settore che meglio si lega alla decorazione del palazzo ed alla committenza originaria ed il più pertinente a documentare, assieme alle grandi decorazioni affrescate, uno dei momenti di maggiore splendore della città. Molto ben rappresentata è anche la pittura del Settecento, già esposta al secondo piano. Si articola in nuclei per scuole che danno un panorama completo e molto omogeneo per qualità, della pittura italiano del periodo, con in più un raro nucleo di dipinti francesi del Settecento provenienti dalla collezione del duca di Cervinara. La collezione di dipinti del Settecento si collega alla visita all'appartamento, fatto decorare nella seconda metà del secolo da Cornelia Costanza Barberini, che completa il panorama sul Settecento presente nel palazzo.