E’ difficile attribuire la paternità
dell’idea di organizzare una mostra
che, ad un anno di distanza dal terribile
terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009,
gettasse nuovamente un fascio di luce
sui preziosi reperti archeologici e
sulle opere d’arte d’inestimabile valore
che costituiscono il patrimonio culturale
dell’Abruzzo. Ciò che può affermarsi,
senza tema di smentita, è che, all’indomani
del sisma, è sorta spontanea, presso
tutte le Autorità, gli operatori e gli
Enti, pubblici e privati, del settore
della cultura italiana, la preoccupazione
che il ricordo di quei fatti luttuosi
venisse sfumato dal decorrere del tempo
e che, una volta ultimate le attività
di prima assistenza alle popolazioni
colpite, un velo d’oblio si stendesse
sull’Abruzzo e sulle sue ferite e che
il patrimonio culturale della Regione,
messo a repentaglio dalla furia degli
elementi, potesse non trovare adeguate
misure di salvaguardia e di riduzione
nel pristino stato.
In quest’ottica, la dott. ssa Rossella
Vodret, Soprintendente P.S.A.E. e del
Polo Museale della città di Roma ha
ribadito la necessarietà di concentrare
gli sforzi e collaborare, per quanto
possibile, al recupero, alla tutela,
alla conservazione di un patrimonio
così importante, originale, prezioso,
che fa parte della nostra storia e che
restituisce, a tutti noi, la nostra
identità.
Dal canto suo il Presidente del Centro
Europeo per il Turismo, Giuseppe Lepore,
di concerto con il Ministero per i Beni
e le Attività Culturali, ha riflettuto
sull’opportunità di dedicare interamente
la XXIX edizione della Mostra Europea
del Turismo e delle Tradizioni Culturali
non solo ai reperti rimasti coinvolti
nel terremoto, ma anche a quelle testimonianze
della storia culturale abruzzese, dall’archeologia
al periodo medievale e moderno, situate
in luoghi lontani dall’epicentro del
sisma e, per questo, rimaste indenni.
Si sarebbe potuto, in tal modo, abbinare
alla finalità di ordine epistemologico,
l’intento concreto di aiutare la Regione
Abruzzo a far ripartire le proprie attività
economiche, prime, fra tutte, la ricettività
ed il turismo. Sempre nella stessa direzione,
le Forze dell’Ordine - Carabinieri,
Guardia di Finanza e Polizia di Stato
- da sempre in prima linea nelle iniziative
umanitarie, hanno deciso di dedicare
la sezione della mostra a loro riservata,
esclusivamente all’esposizione dei reperti
trafugati in terra abruzzese e, successivamente,
riemersi dall’indotto del mercato clandestino
ed affidati ai contenitori di primigenia
appartenenza. Va posto in rilievo come
molte delle opere in mostra, riportate
nel catalogo edito dalla Gangemi Editrice
di Roma, hanno trovato accoglienza,
dopo il sisma, presso la scuola della
Guardia di Finanza di Coppito (AQ) e
presso il caveau dell’Arma dei Carabinieri
di via Anicia, a Roma, queste, particolarmente,
di proprietà della Curia Arcivescovile
dell’Aquila.
Ed è, così, nata la manifestazione
odierna, dal titolo “S.O.S. arte dall’Abruzzo:
una mostra per non dimenticare”, che
verrà inaugurata il giorno 23 aprile
2010 presso il Museo Nazionale di Castel
Sant’Angelo.
Nell’ambito dell’assistenza all’organizzazione
dell’evento è doveroso segnalare l’attività
encomiabile delle Istituzioni, prima,
fra tutte, la Direzione Regionale per
i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo,
attraverso un opera continua e costante
d’impulso e di risoluzione dei problemi
tecnici e logistici che si sono, da
subito, manifestati, in conseguenza
della precaria situazione ambientale.
In quest’attività indefessa, la Direzione
è stata supportata dalle due Soprintendenze
coinvolte: quella Archeologica, di stanza
a Chieti, che ha messo a disposizione,
con grande celerità e solerzia, reperti,
anche inediti, di assoluto e primario
valore scientifico dell’antichità abruzzese,
dall’età del Bronzo fino alle soglie
del Medioevo. Inoltre, la Soprintendenza
P.S.A.E., dislocata sui luoghi del sisma,
la quale va segnalata per l’abnegazione
e il grande zelo prodotto, nonostante
si trovasse ad operare in condizioni
di estrema criticità, sia sotto il profilo
logistico che organizzativo: ad onta
di ciò, la mostra potrà contare su una
ricca sezione 2 storico-artistica, la
cui tipologia rappresenta il primo emblema
della Regione e la cui caratura scientifica
travalica ed è apprezzata al di là dei
confini del nostro Paese. Un’annotazione
particolare anche per l’attenta assistenza
e supervisione fornita dagli uffici
del Vice Commissario della Protezione
Civile ing. Luciano Marchetti, per la
disponibilità dimostrata dal Sindaco
dell’Aquila on. le Massimo Cialente
e dall’Assessorato alla Ricostruzione,
per la sensibilità e generosità dimostrata
dalla Curia Arcivescovile dell’Aquila,
nella persona di S. Ecc. za Rev. ma
Arc. Giuseppe Molinari, vescovo della
Diocesi, nel mettere a disposizione
molti ed importanti manufatti dell’arte
ecclesiastica, anch’essi caratteristici
di una terra fortemente legata alla
cultura del Cattolicesimo.
Entrando nelle specificità della mostra,
v’è da dire che gli ambienti di Castel
Sant’Angelo hanno, come sempre, fornito
una cornice quanto mai idonea a sottolineare
ed evidenziare i valori degli oggetti
esposti in mostra: il Mausoleo di Adriano
è, da oltre trent’anni, punto di riferimento
del Centro Europeo per il Turismo nell’organizzazione
dei propri eventi, anche grazie all’opera
dei funzionari e dei professionisti,
in forza al Museo Nazionale di Castel
Sant’Angelo, che, come di consueto,
curano i progetti di allestimento delle
mostre in modo razionale, pratico e
coinvolgente, con un occhio rivolto
alla fluidità dei percorsi espositivi
ed un altro alla didattica, fattore
non sempre oggetto della dovuta attenzione,
da parte degli organizzatori di altre
locations espositive.
La mostra è articolata lungo un percorso
che diparte dal cosiddetto “atrio romano”
del Castello: in detta sede è stata
collocata la lastra in pietra dei Fasti
Amiternini, del 20 d. C., un documento
che riporta l’elencazione dei giorni
Fasti e Nefasti dell’antica Amiternum
– l’odierna San Vittorino - all’epoca
dell’imperatore Tiberio. Lungo la “rampa
diametrale” è stata collocata l’importante
Stele di Penna di Sant’Andrea, un segnacolo
funerario di età arcaica di grande richiamo,
per la sua tipicità, all’antropologia
abruzzese del periodo pre-romano.
Lo sviluppo espositivo segue, poi,
un tracciato inverso, rispetto alle
precedenti edizioni della mostra: infatti
il pubblico viene introdotto, in limine,
nella Sala di Apollo e nella Sala di
Clemente VII, dove sono stati collocati
numerosi e preziosi reperti archeologici,
fra cui spiccano l’Ercole Curino, il
letto funerario di Amiternum ed importanti
corredi da guerra e di abbigliamento
femminile. La Cappella di Leone X, per
la prima volta aperta al pubblico dopo
la conclusione dei lavori di restauro,
è stata attrezzata simulando l’interno
di una tomba, dove spicca il famoso
letto della tomba di 3 Fossa n° 520,
del II – I sec. a. C., sepolture in
riduzione ed un corredo funerario.
Dalla Sala della Giustizia si affronta
l’epoca medievale, con la monumentale
Madonna da Lettopalena, del XIII sec.,
recuperata dalla Guardia di Finanza,
Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico,
e la Bulla di Celestino V, del 1294,
testimonianza del primo Giubileo della
storia ecclesiastica, definito “la perdonanza
Celestiniana” e precedente quello di
Bonifacio VIII del 1300.
Nella Sala di Clemente VIII svariate
e preziose opere, ancora dell’arte medievale,
con le statue lignee di S. Caterina
d’Alessandria e della Madonna di S.
Silvestro, entrambe del sec. XIV, fino
ad arrivare al Rinascimento e al Barocco,
con i Quattro Santi Patroni dell’Aquila,
di Giulio Cesare Bedeschini, e il fiammingo
Aert Mytens, con la sua Madonna col
Bambino e Santi. Nella cosiddetta Sala
Clementina vengono riunite, per la prima
volta dal loro trafugamento, avvenuto
nel 1902, la tavola con la vita di S.
Eustachio e le due cuspidi, sempre attinenti
alla vita del Santo. Esse, asportate
dalla chiesa di Campo di Giove (AQ),
sono state restituite dal Museo del
Michigan (USA). Si tratta, dunque, di
un evento che rappresenta un quid unicum,
in cui va sottolineata l’azione di recupero
perpetrata dall’Arma dei Carabinieri,
Gruppo Tutela Patrimonio Culturale.
sotto la cui egida le tre opere vengono
esposte.
In conclusione, mutuando il pensiero
del Sottosegretario di Stato del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali On.
le Francesco Maria Giro, presidente
del Comitato Scientifico, non si tratta
di una mostra qualunque ma di un evento
che deve rappresentare la ripartenza
di una Regione, l’Abruzzo, falcidiata
dalla furia della Natura: tutti gli
addetti ai lavori, ciascuno per il proprio
settore di competenza, devono fornire
un fattivo contributo che dimostri come
l’uomo, attraverso i valori della solidarietà
e dell’umana carità, sia in grado di
riparare all’inclemenza degli eventi
naturali, a dimostrazione che unico
è il territorio della nostra Nazione
e comuni a tutti devono essere la crescita
ed il benessere della popolazione, sia
sotto l’aspetto economico che sotto
l’aspetto storico, sociale e culturale.