La
Forma del Rinascimento
Donatello Adrea Bregno Michelangelo e la scultura
a Roma nel quattrocento
Roma,
Palazzo Venezia
16 giugno - 5 settembre 2010
Aperta
tutti i giorni, dalle 10.00 alle 19.00,
chiuso il lunedì
la biglietteria chiude alle 18.15
Via
del Plebicito, 118 (Piazza Venezia)
La Mostra
La mostra, organizzata
dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio
Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per
il Polo Museale della città di Roma ,
diretta da Rossella Vodret, dal Comitato Nazionale
Andrea Bregno e con la collaborazione della
Fabbrica di San Pietro , curata da Claudio Crescentini
e Claudio Strinati, è un evento unico
nel suo genere, incentrato sulla scultura del
Rinascimento a Roma, uno dei linguaggi artistici
ancora poco frequentati dal grande pubblico
e indagato mediante l’attività
di tre grandi artisti del periodo: Donatello,
Andrea Bregno, Michelangelo.
Promossa da un Comitato Scientifico del quale
fanno parte i massimi studiosi italiani ed internazionali
del settore (scheda in allegato), la mostra
si pone come fondamentale momento di studio
dei tre protagonisti della scultura del Quattrocento,
colti in quel particolare periodo di rinnovamento
culturale, individuato nella Roma dei Papi umanisti,
vissuto alla luce della memoria dei Maestri
antichi, con la prospettiva di creare una nuova
forma della scultura, quella appunto del Rinascimento.
Fra le altre opere presentate, di speciale interesse
l’esposizione di due sculture di grande
impatto visivo di Donatello, la Formella con
angeli musicanti , gesso preparatorio dell’opera
finale in bronzo realizzata per l’altare
di Sant’Antonio per l’omonima Basilica
di Padova, e la spettacolare Protome equina
realizzata dall’artista come modello del
monumento equestre che avrebbe dovuto realizzare
per Alfonso d’Aragona, Re di Napoli.
Per la prima volta in maniera unitaria è
anche esposto il nucleo delle sculture provenienti
dalla Fabbrica di San Pietro della Città
del Vaticano e facente parte del Monumento funebre
di Paolo II Barbo, opera di Mino da Fiesole
e Giovanni Dalmata.
Culmine della mostra un prezioso altorilievo
in marmo di Michelangelo mai esposto in precedenza,
Eolo o Vento marino , già parte della
decorazione scultorea della chiesa di Santa
Maria Maddalena a Capranica Prenestina (RM),
operazione architettonica attribuita allo stesso
artista e commissione dei Porcari-Capranica,
famiglia fortemente legata a Michelangelo mediante
altre committenze artistiche, a partire dal
più famoso Cristo risorto di Santa Maria
sopra Minerva in Roma. L’Eolo è
stato, fino ad oggi, poco studiato dalla storiografia
michelangiolesca, tanto che, nella presente
sede, si è, di necessità, verificata
la tradizionale attribuzione direttamente sulle
fonti documentarie e sui nessi storico-artistici
che hanno, inevitabilmente, supportato l’indicazione
della più che verosimile paternità
dell’opera.
L’allestimento della mostra è stato
progettato dall’arch. Eugenia Cuore della
Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico,
Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo
Museale della città di Roma.
A corollario della mostra la realizzazione di
un elegante volume/catalogo (Rubbettino editore),
nel quale sono raccolti venti saggi inediti
dei più autorevoli studiosi nazionali
e internazionali del settore. Al volume, che
si impone per la presenza di una vasta documentazione
inedita e di un possente apparato critico, è
abbinata una guida alla mostra. |
Il progetto scientifico del Comitato Nazionale
Andrea Bregno, istituito nel 2006 dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali,
è stato focalizzato sulla valorizzazione
storica di una figura artistica d’indubbia
grandezza culturale, anche se in parte oscurata
dalla storiografia del XVII e XVIII secolo,
e posta in parallelo con altri importanti
artisti del periodo. Il progetto è
stato condotto su vari livelli di lettura
e mediante una serie di composite manifestazioni
scientifiche dal carattere multidisciplinare
– convegni scientifici, mostre, postazioni
culturali, pubblicazioni, concerti, letture
sceniche, percorsi turistico-culturali, ecc.
– in modo da toccare la storia dell’arte
così come quella della cultura, ma
anche la storia tout court, compresa quella
economica del XV e inizio XVI secolo.
Se negli intenti ministeriali dei Comitati
Nazionali rientra, in primo luogo, lo scopo
di celebrare importanti personalità
estratte dall’immenso panorama storico-culturale
italiano, Andrea Bregno fa perfettamente parte
di questa politica culturale nazionale, per
la possibilità di riscoperta e diffusione,
di valorizzazione appunto e analisi di uno
degli scultori italiani più interessanti
del Rinascimento, ma troppo poco approfondito
soprattutto dalla storiografia dell’arte
del XIX e del XX secolo.
Una celebrazione opportuna che, in questo
inizio XXI secolo, ci spinge a porre l’attenzione
proprio sulla centralità artistica
e culturale della figura di Andrea Bregno,
cardine appunto di una nuova éra della
scultura italiana, quella del Rinascimento.
La diffusione dell’inconfondibile stile
e della fama delle creazioni del Bregno ha
del resto toccato molte zone geografiche nazionali,
partendo dal veneto, ma ancora la questione
è da definire, e dalla Lombardia, con
la presenza delle sue ultime opere giovanili
prima dell’arrivo a Roma (ante inizio
anni Sessanta), allo Stato Pontificio, con
Roma e il Lazio in primo piano, passando per
Ferrara, dove è stato possibile rintracciare
l’operatività della sua famiglia,
in cantieri architettonici e scultorei di
rilievo. A seguire, è possibile riscontrare
la sua presenza anche nelle Marche, visti
i rapporti con Giovanni Santi e perciò
con la corte raffinata e umanistica dei Montefeltro
e dei della Rovere, così come in Umbria
e a Napoli. In questo modo si viene a delineare
una lettura nazionale in un’ottica analitica
innovativa, ormai inevitabile per quello che
riguarda gli studi storico-artistici del XXI
secolo.
Dal 2006 al 2010 il Comitato Nazionale ha
quindi realizzato numerose manifestazioni
scientifiche, fra le quali una serie di Convegni
di Studio seguiti dalla pubblicazione dei
relativi Atti: Andrea Bregno, Giovanni Santi
e la cultura adriatica del Rinascimento (2006);
Andrea Bregno e la committenza agostiniana
(2007); La bottega di Andrea Bregno e l´attività
del giovane Michelangelo tra Roma e Siena,
1490-1504 (2007); Le Abbazie nella società
e nell´economia al tempo di Andrea Bregno
(2008); Andrea Bregno e i bregneschi (2009).
Inoltre sono state realizzate mostre d’arte
e documentarie atte a divulgare, a vari livelli,
la figura e l’opera dello scultore lombardo:
Andrea Bregno e i bregneschi nell´area
laziale (2007); Bregno e Michelangelo tra
Roma e Viterbo. Rilievi (2008); Lo sguardo
dell’altro. Andrea Bregno nella poetica
fotografica di Ignazio Cugnoni (2008).
É stato anche prodotto il docu-ritratto
filmico La forma del tempo di Andrea Bregno,
regia di Aldo Demartis, con la partecipazione
d’importanti studiosi del settore, e
creato il primo sito internet interamente
dedicato all’artista: www.andreabregno.it.
Ancora per quanto riguarda le pubblicazioni
prodotte dal Comitato, ricordiamo anche quella
di: P. Chianese, La scultura nel secolo di
Andrea Bregno. I campioni e le opere, libro
didattico per le scuole (2006); G. Gardelli,
L´eredità di Michelangelo e la
"Pietà" ritrovata di Andrea
Bregno (2007); A. Antoniutti, I Bregno a Venezia.
Antonio e Paolo Bregno e la scultura a Venezia
nel primo Quattrocento (2007). Tutti i volumi
sono stati presentati in varie sedi nazionali
e alla Buchmesse di Francoforte (ottobre 2007),
con ampio riscontro di pubblico e critica.
Ricordiamo inoltre il volume di studi internazionali
Andrea Bregno. Il senso della forma nella
cultura artistica del Rinascimento, a cura
di C. Crescentini e C. Strinati (2008).
Quest’ultima pubblicazione raccoglie
saggi inediti di studiosi nazionali e internazionali
che, per la prima volta, hanno affrontato,
con un’ottica scientifica completamente
rinnovata, la storia della scultura italiana
del Quattrocento, ponendo come fulcro d’indagine
l’attività e lo stile di Andrea
Bregno, in rapporto ad altri artisti del periodo
che vanno da Donatello, Mino da Fiesole e
Giovanni Dalmata, a Luigi Capponi, Silvestro
dell’Aquila, Melozzo da Forlì,
Antoniazzo Romano, il Sansovino e Michelangelo.
Il Comitato Nazionale ha anche costituito
un proprio archivio fotografico-documentale,
dal quale si è andata poi sviluppando
la promozione di una serie di studi collaterali
e di pubblicazioni, dei quali si ricordano
quelli di S. Tritz, “…uns Schätze
im Himmel zu sammeln”. Die Stiftungen
des Nikolaus von Kues (2008) e di A Moritz,
Ars imitatur naturam naturam. Transformationen
eines Maradigmas menschliecher Kreativität
im Übergang vom Mittelalter zur Neuzeit
(2010).
Molti sono stati gli argomenti sviluppati
in tutte queste pubblicazioni, che vanno dalle
questioni stilistiche e iconografiche a problematiche
storico-documentarie e nuove attribuzioni.
In questo modo è stata messa ancor
più in rilievo la figura di un’artista
che merita ormai un’attenzione particolare
sia per l’intrinseca qualità
del suo lavoro sia per i molti riflessi che
la sua personalità ebbe nella cultura
e nella mentalità umanistica dell’epoca,
tanto che il simbolico “passaggio del
testimone” tra il Bregno e Michelangelo
dovrà essere considerato, anche a partire
dall’azione del presente Comitato Nazionale,
come momento cruciale nella storia dell’arte
moderna europea.
Culmine e approfondimento di questo passaggio,
la lunga e complessa preparazione della presente
mostra e la composizione del relativo catalogo/volume,
La forma del Rinascimento. Donatello, Andrea
Bregno, Michelangelo e la scultura a Roma
nel Quattrocento, pubblicazione che racchiude
l’intero progetto originario, con la
pubblicazione degli studi scientifici e di
tutte le opere a suo tempo selezionate e che
successivamente non è stato possibile
esporre. Il prodotto che ne scaturisce è,
prima di tutto, di alto contenuto scientifico,
grazie soprattutto agli studiosi che hanno
collaborato all’iniziativa e al prestigioso
Comitato scientifico che ha, con attenzione,
seguito fin dall’inizio l’evoluzione
del progetto, con sguardo attento e puntuale.
Fondamentale risulta il confronto fra le opere
di questi tre artisti e la loro capacità,
in tempi diversi, di capire la grandezza dell’arte
classica in un percorso che parte appunto
da Roma e da quella che potremmo considerare
come la “cultura della copia”
che andrà divulgandosi ed espandendosi,
proprio per il tramite di Donatello e della
sua bottega, nel nord e nord-est Italia per
ritornare poi nell’Urbe, nella seconda
metà del XV secolo, con l’opera
di Andrea Bregno appunto, della sua bottega
e degli artisti ad essa affiliati. Quella
che, per capirci, abbiamo definito come “scuola
romana”. Fra questi preme ricordare
Mino da Fiesole e Giovanni Dalmata, ampiamente
presenti in mostra e nel volume, oltre, ma
l’affascinante ipotesi è ancora
da suffragare a livello documentale, a Michelangelo
che proprio dall’imitazione degli antichi
e dei moderni – leggi Donatello –
e delle opere degli antichi presenti nella
collezione d’arte di Andrea Bregno in
Roma, rafforzò quei caratteri distintivi
e innovativi del suo linguaggio scultoreo
che influenzò in maniera determinante
la scultura di tutto il Cinquecento, fino
a lambire la rivoluzione anti-naturalista
del Barocco.
Claudio Crescentini - Claudio Strinati
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