Informazioni
Mostra Barocci Perugia

Mostra
Federico Barocci
e la pittura della maniera in Umbria
Perugia
Palazzo Baldeschi al Corso
Corso Vannucci, 66
27
febbraio 2010 - 6 giugno 2010
Informazioni e prenotazioni
www.fondazionecrpg.it tel 199.151.123
Prenotazione Individuale € 1,00
Orari
dal martedì alla domenica dalle 10,00 alle
19,00
chiuso il lunedì
Biglietti
Intero: € 5,00
Ridotto: € 3,00 maggiori di 65 anni, gruppi (minimo
15 persone), titolari di apposite convenzioni, universitari
con tesserino
Gratuito minori di 18 anni, scuole, due insegnanti
accompagnatori, militari, giornalisti con tesserino,
possessori della card Perugia Città Museo
Federico
Barocci e la pittura della maniera in Umbria
Perugia, Palazzo Baldeschi al Corso, 27 febbraio
- 6 giugno 2010
Anteprima
stampa
Venerdì 26 febbraio 2010 ore 12.00
La
Deposizione dalla croce nel Duomo di Perugia,
capolavoro giovanile (1569) di Federico Barocci
(Urbino, 1535 circa -1612) di proprietà
del Nobile Collegio della Mercanzia, é
in assoluto tra le opere più importanti
del manierismo europeo, eccezionale per modernità
di invenzione e livello qualitativo.
Grazie
a un attento restauro, l’opera è
stata pienamente recuperata nella sua strabiliante
“vertigine cromatica”. Dopo essere
stata in mostra a Siena (11 ottobre 2009 -
10 gennaio 2010) e prima di essere definitivamente
ricollocata nella Cappella di San Bernardino
in cattedrale, la pala viene esposta in una
mostra dedicata a Federico Barocci e alla
pittura della maniera in Umbria.
Promossa
e finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Perugia, curata da Francesco Federico Mancini,
ordinario di Storia dell’Arte Moderna
nell’Università di Perugia, la
mostra è allestita nel monumentale
Palazzo Baldeschi al Corso, dal 27 febbraio
al 6 giugno 2010.
Il
percorso espositivo comprende una trentina
di opere ed è articolato in quattro
sezioni: Il Cristo deposto; L’Annunciazione;
Barocci allo specchio; La miniatura baroccesca
a Perugia.
Accanto
alla Deposizione dalla croce sono riuniti
altri sei dipinti del Barocci, di cui tre
provenienti dalla Galleria degli Uffizi, due
da collezione privata, uno dalla Basilica
di Santa Maria degli Angeli. Di particolare
interesse è la Madonna della gatta
della Galleria degli Uffizi, magnifico autografo
dell’urbinate che un recente restauro
ha fatto letteralmente rinascere da una situazione
conservativa apparentemente disperata. Vengono
posti a confronto con questa mirata selezione
di autografi una quindicina di dipinti eseguiti
da artisti operanti in Umbria al tempo di
Barocci: alcuni sensibili all’insegnamento
del maestro, altri orientati verso dinamiche
culturali di segno diverso. Così, accanto
ad opere di pura ortodossia baroccesca, come
quelle realizzate da Felice Pellegrini, vengono
esposte tele di gusto naturalistico riformato,
di schietto purismo cinquecentista, di analitico
descrittivismo nordico, di enfatica teatralità
prebarocca.
La
mostra riserva, inoltre, ampio spazio alla
vasta e interessantissima produzione miniatoria
perugina della fine del Cinquecento e del
primo Seicento, produzione di livello qualitativo
decisamente alto, in larga misura improntata
allo stile del Barocci.
Una sezione a parte illustra, con immagini
digitali in proiezione continua, le delicate
fasi di restauro della Deposizione del Duomo
di Perugia.
E’
prevista infine la proiezione di un film-documentario
su Barocci (regia di Fausto Dall’Olio,
consulenza scientifica Andrea Emiliani, 1989),
tratto dall’archivio dell’Istituto
Luce (durata 27 minuti).
La
Deposizione dalla Croce
Il 24 dicembre 1569 accade a Perugia un fatto
artistico di grandissimo rilievo. Federico
Barocci consegna al rettore del Nobile Collegio
della Mercanzia la Deposizione dalla croce,
capolavoro di sconvolgente modernità
dove si assiste, come ha scritto Andrea Emiliani,
allo “sfaldamento della forma organica
e rinascimentale a tutto vantaggio di una
forma emotiva e dinamica, che si ripercuote
nella composizione”.
Si tratta di un’opera complessa, costruita
con incredibile sapienza; un “vortice
manieristico” dove tutto è azione,
movimento. Alla frenetica operosità
degli uomini intenti a calare Cristo dalla
croce, ormai privo di “spirito che lo
regga”, si contrappone l’amorevole
gesto di san Giovanni che trattiene la “gravezza”
di quel magnifico corpo esanime; al gesto
saettante delle Marie, che si lanciano a soccorrere
la Vergine, si contrappone l’abbandono
di quest’ultima, “tramortita e
distesa” tra le braccia di una compagna,
che la fissa con sgomento. Appena più
defilato, ma altrettanto partecipe di questo
bellissimo intreccio di moti, è Bernardino
da Siena che “pare che accorra anch’egli
a sostentare le membra divine”. La concitata
gestualità delle figure sottolinea
il momento culminante del dramma, quando i
sentimenti sono al vertice della tensione.
“Tali affetti – scrive Giovan
Pietro Bellori - sono accompagnati da squisite
arie di teste; e ciascuna figura è
condotta con emendatissimi dintorni nel temperamento
di un vigoroso insieme e soave colorito; e
merita il Barocci ogni commendazione ancora
per lo buon modo usato ne gli andari de’
panni, e nell’ordinare perfettamente
le pieghe alli moti delle figure. Il che vien
riputata una delle parti più difficili
della pittura”. Giungere a un perfetto
accordo tra forma e movimento, fissare sulla
tela i moti dell’animo, dipingere i
sentimenti grazie a un accesa e insieme tenue
gamma cromatica è quanto di grande
e inusitato riesce a fare il maestro urbinate:
in anticipo di quasi un secolo rispetto al
mistico rapimento di santa Teresa d’Avila
o all’estatica folgorazione della beata
Ludovica Albertoni.
(testo
tratto da F. F. Mancini, Il maestro e la scuola.
Barocci e il baroccismo in Umbria, in Federico
Barocci 1535-1612. L’incanto del colore.
Una lezione per due secoli, a cura di A. Giannotti,
C. Pizzorusso, Siena 11 ottobre 2009 - 10
gennaio 2010, Silvana Editoriale, Cinisello
Balsamo 2009, p. 138)
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