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Ori e Argenti. Capolavori del 700 da Arrighi a
Valadier
La prestigiosa Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo
Ducale, di Urbino ospita lesposizione Ori
e Argenti. Capolavori del Settecento da Arrighi a Valadier,
dal 4 aprile al 14 ottobre 2007, promossa dalla Soprintendenza
per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico
delle Marche, prodotta e organizzata da Arthemisia.
A cura di Jennifer Montagu e Gabriele Barucca, la mostra
intende approfondire uno degli aspetti più caratterizzanti
e poco conosciuti della civiltà artistica del Settecento
nelle Marche: la diffusione nella Provincia Pontificia
della Marca di argenti sacri e profani provenienti da
celebri botteghe di argentieri romani.
Gli oggetti presentati sono emblematici nel loro complesso
dellaltissimo livello qualitativo raggiunto dallarte
orafa romana nel Settecento e offrono inedite prospettive
alla conoscenza della storia del gusto.
Nonostante la maggior parte di ciò che costituiva
il patrimonio orafo della regione sia andato perduto (in
epoca napoleonica, per esempio, le pesantissime conseguenze
del trattato di Tolentino costrinsero Pio VI a requisire
gli argenti esistenti a Roma e negli stati della Chiesa
per pagare lindennità di guerra impostagli
da Napoleone), la ricognizione intrapresa da diversi anni
ha consentito di raccogliere un considerevole numero di
pezzi di eccezionale rilevanza per la storia dellarte
orafa.
La mostra consente di ammirare pezzi che compongono alcune
straordinarie raccolte tra cui il tesoro di SantUrbano
ad Apiro, e inoltre quelli della basilica di San Nicola
a Tolentino, delle collegiate di Visso e di Ostra Vetere,
della Cattedrale di Ancona e di Urbino, e del Museo Piersanti
di Matelica.
Moltissimi i pezzi di argenteria sacra: splendidi busti
e statue, libri liturgici, calici, ostensori e reliquiari,
commissionati da vescovi e canonici in continuo andare
e venire dalle cittadine della Marca a Roma, e da
alti prelati di origine marchigiana, residenti nellUrbe,
ma sempre attenti a gratificare con doni preziosi le città
di provenienza.
Molti anche i pregevoli pezzi di argenteria profana: oggetti
da tavola, da scrittoio, da illuminazione (ancora conservati
presso collezioni private della regione) ordinati agli
argentieri operanti a Roma dalle famiglie della nobiltà
locale, impegnate ad arricchire le loro nuove o rinnovate
dimore, grazie al notevole miglioramento delle condizioni
economiche del tempo.
Una sezione della mostra è appositamente dedicata
alle tecniche e agli strumenti della lavorazione dei metalli
nobili con la presentazione di alcuni attrezzi usati dagli
argentieri. A corredo è presentato linedito
Taccuino di una bottega orafa in cui sono appuntati diversi
segreti e procedure di lavorazione dei metalli nonché
disegni di oggetti. Viene inoltre preso in esame laffascinante
problema della bollatura degli argenti che soprattutto
nel corso del Settecento vide gli artefici attivi a Roma
inventare i simboli dei propri punzoni personali giocando
con grande fantasia alle volte coi loro stessi nomi.
Lanalisi dei bolli si è dimostrata inoltre
utile, attraverso il confronto con i repertori del Bulgari
e della Bulgari Calissoni, per lindividuazione di
alcuni degli argentieri più prestigiosi attivi
a Roma nel Settecento, ai quali è stato possibile
riferire con sicurezza alcune splendide opere ancora conservate
nelle chiese e nei palazzi della regione.
Tra i tanti argentieri documentati in mostra vi sono Giovanni
Giardini, Giovan Francesco Arrighi e suo figlio Antonio,
Francesco Giardoni, gli Spinazzi, Stefano Lepri, Ludovico
Barchi, Antonio e Tommaso Politi, Francesco De Martini,
Giuseppe Achen, Giuseppe Nepoti, Domenico Mariani, Filippo
Tofani, Giovanni Gagliardi, Bartolomeo Boroni, Agostino
Corandelli, Vincenzo Belli, Lorenzo Petroncelli, Carlo
Bartolotti, Luigi e Giovanni Valadier, Paolo e Giuseppe
Spagna.
Il linguaggio imposto dallegemonia di Roma, centro
propulsore della vita politica e culturale della provincia
pontificia, costituisce un modello di riferimento per
la produzione locale. Le indagini degli studiosi hanno
consentito di individuare alcuni protagonisti, artefici
e committenti, di questa felice congiuntura e le opere
che questa aveva prodotto. Alle opere che arrivano da
Roma si aggiungono dunque pezzi realizzati da argentieri
operanti in loco, ma che ripetono fedelmente i prototipi
romani.
Di molti artefici sono rimasti soltanto i nomi nei documenti
darchivio, mentre le loro opere per la maggior parte
sono andate perdute. A titolo esemplificativo resta lattività
degli argentieri maceratesi della famiglia Piani, del
fermano Raffaele Antonelli, e dellanconetano Mascioni.
Biglietti
INTERO 8 euro
RIDOTTO 4 euro
cittadini dell' Unione Europea tra 18 e 25 anni
insegnanti di ruolo nelle scuole statali
GRATUITO
cittadini dell'Unione Europea di età inferiore ai
18 anni o superiore ai 65 anni
studenti e docenti delle Facoltà di Architettura
e di Lettere (indirizzo Storia dell'arte)
dipendenti MBAC - Ministero per i Beni e le Attività
Culturali
guide turistiche autorizzate nell'esercizio della propria
attività
appartenenti all'ICOM
gruppi scolastici (previa prenotazione) con accompagnatore
Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo Ducale
04 aprile 2007 / 4 novembre 2007
Dal martedì alla domenica: 08.30 - 19.15 (La biglietteria
chiude alle 18.00)
Lunedì: 08.30 - 14.00 (La biglietteria chiude alle
12.30)
Biglietto: Intero/Full price 8,00 euro, Ridotto/Reduced
4,00 euro
Catalogo
Ori e Argenti. Capolavori del Settecento da Arrighi a
Valadier, Ed. Skira
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