Storia Palazzo
Venezia
Museo Nazionale
Palazzo Venezia si trova sul lato occidentale dell' omonima piazza. Fu il primo palazzo rinascimentale edificato a Roma nel 1455 per il cardinale veneto Pietro Barbo, divenuto poi papa con il nome di Paolo II. Il progetto viene attribuito a Leon Battista AlbertiPalazzo Venezia venne destinato a sede del Museo quando, nel 1916 passò in possesso dello Stato italiano, dopo aver ospitato gli ambasciatori veneti e quindi quelli d'Austria. Nel 1911, per dare spazio al monumento a Vittorio Emanuele II sul lato di fondo della Piazza Venezia, venne spostato l'intero edificio del "viridario" di papa Barbo, che faceva angolo col prospetto principale e che fu ricostruito con le sue pietre, i suoi marmi e i suoi chiostri perpendicolarmente al fianco sinistro del palazzo. Il Museo accoglie dipinti dal XIII al XVIII sec., sculture in marmo e in legno, bronzi, terracotte, ceramiche, porcellane, argenterie, stoffe, sigilli, medaglie, vetri, arazzi, smalti ecc.
Splendido il cortile interno il cui
ordine delle colonne, tuscaniche al primo piano e ioniche
e corinzie al secondo ricorda gli archi del Colosseo.
Nell'interno, la Sala Regia ha tracce di pitture di
Donato Bramante e la Sala del Mappamondo è decorata
dalle classiche prospettive di Andrea Mantegna.Il Palazzo
deve la sua fama al fatto che qui Mussolini insediò
il suo quartier generale occupando la immensa sala del
mappamondo e lanciando i suoi discorsi alle masse dal
piccolo balcone al secondo piano Passando di notte per
la deserta Piazza Venezia, si poteva notare una finestra
dalla luce perennemente accesa. Segno che il governo
fascista non riposava mai.
Oggi il Palazzo è sede del Museo del Palazzo
Venezia, ricco di raccolte molto varie, arazzi, marmi,
armi, argenti, ceramiche, e dell'importantissima Biblioteca
dell'Istituto di Archeologia e di Storia dell'Arte.
La nascita del Museo del Palazzo di Venezia risale al
1916, quando Corrado Ricci, allora Direttore Generale
alle Antichità e Belle Arti, decide di trasferire
il progetto di un grande museo di arte medievale e rinascimentale
da Castel S. Angelo all'antico palazzo Barbo.
Nel nuovo museo confluiscono gli oggetti provenienti
dal disperso Museo Kircheriano, dalla Galleria Nazionale
d'Arte Antica e soprattutto vi giungono le collezioni
raccolte a Castel S. Angelo per l'Esposizione Internazionale
d'Arte del 1911. Primo direttore dell'istituzione è
Federico Hermanin (1871-1953), filologo e storico dell'arte,
insigne studioso del Medioevo romano e dal 1913 Soprintendente
alle Gallerie del Lazio e degli Abruzzi.
Il progetto museologico segue le regole allora particolarmente
in voga del museo d'ambientazione, al fine di ricreare
un'atmosfera che renda il palazzo «cosa viva,
in cui possa svolgersi un nobile ricevimento».
Al primo nucleo d'oggetti, negli anni successivi al
1916, si aggiungono cospicue e prestigiose raccolte
d'arte. Tra il 1917 ed il 1921 pervengono la collezione
d'armi del conte Carlo Calori, la raccolta di dipinti
medievali e rinascimentali del lascito di Enrichetta
Hertz - dal 1978 passata nella Galleria Nazionale d'Arte
Antica di Palazzo Barberini - tra cui era la celebre
Annunciazione di Filippo Lippi; la collezione del principe
Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, costituita da ceramiche
e dipinti; le numerose medaglie appartenute a Paolo
II acquistate dall'antiquario Scipione Bonfili. Nell'immediato
dopoguerra, inoltre, arrivano sculture lignee e opere
di oreficeria sacra provenienti dai territori abruzzesi
danneggiati dal terremoto della Marsica del 1915, in
parte recentemente restituite.
Tra il 1919 ed il 1920 vengono destinati al museo i
Saloni e le sale dell'Appartamento Barbo, allestiti
per la prima volta nel 1921. Nel dicembre del 1922 Benito
Mussolini sceglie l'antica residenza di Paolo II come
sede del governo fascista italiano, in ragione del ruolo
simbolico-nazionalistico assunto dal palazzo dopo la
restituzione da parte dell'Austria.
Sin dal 1923 Palazzo Venezia viene utilizzato per le
riunioni del Gran Consiglio Fascista, ma Mussolini vi
entra stabilmente solo nel 1929, dopo una serie di interventi
di restauro. Nel 1924, infatti, viene nominato un "Comitato
per l'esecuzione dei lavori del Palazzo Venezia"
che l'anno successivo affida a Luigi Marangoni la direzione
tecnica dei lavori architettonici e a Federico Hermanin
la direzione artistica degli interventi di restauro
e della decorazione.
L'architetto Marangoni progetta la cosiddetta Scala
Nova (1924-30) all'ingresso su via del Plebiscito, sostenuta
da pilastri compositi arricchiti da capitelli che si
rifanno a motivi desunti dalla Terza Guerra d'Indipendenza
(1866) e dalla Prima Guerra Mondiale (1916) e chiusa
da una volta a lacunari che cita il precedente quattrocentesco
del vestibolo su Piazza Venezia.
Hermanin segue i lavori che interessano le decorazioni
(1925-29), tra cui il ripristino degli affreschi originari
trovati nei Saloni, la risistemazione dei soffitti e
dei pavimenti. Lo studioso riconduce al nome di Bramante
gli affreschi ritrovati nella Sala Regia e a Mantegna
quelli nella Sala del Mappamondo, mentre utilizza come
modello per il soffitto della Sala Regia il disegno
di quello della Basilica di San Marco. Per i pavimenti,
fatti realizzare in formelle di cotto e maiolica, vengono
ripresi, alla stregua dei lampadari dell'Appartamento
Barbo, i modelli decorativi desunti dalla tradizione
italiana rinascimentale.
Nel frattempo ad arricchire le raccolte arrivano ulteriori
collezioni, tra cui quelle pittoriche del conte Frascara
(1926) e di Fausto Salvatori (1929).
L'allestimento dell'Appartamento Barbo del 1929 non
si discosta molto da quello che Hermanin ha ideato nel
1921, pur se allora le sale presentano pavimenti nuovi
e pareti completamente rivestite di tessuti colorati.
Purtroppo questa nuova sistemazione ha breve durata,
poiché la svolta totalitaria che il regime attua
proprio nel 1929 obbliga il direttore a spostare le
opere nell'Appartamento Cybo e nel Palazzetto. Da allora
il museo, pur conservando formalmente denominazione
e ordinamento, è visitabile solo su autorizzazione
degli organi di Pubblica Sicurezza.
Nel 1933 confluisce a Palazzo Venezia una delle collezioni
più rilevanti del proprio patrimonio: Henriette
Tower Wurts lascia allo Stato italiano una cospicua
quanto eterogenea raccolta d'oggetti d'arte - dipinti,
pastelli su carta, sculture lignee, ceramiche, arazzi,
ventagli, stoffe, mobili, argenti - dal marito, il diplomatico
George Wurts.
Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale tutti
gli oggetti vengono imballati e ricoverati in depositi
sicuri, dai quali escono solo dopo il 1945.
Nel secondo dopoguerra, sotto la direzione di Antonino
Santangelo (1904-65), il museo raggiunge l'estensione
più ampia che abbia mai occupato, in seguito
all'arrivo delle importanti collezioni di sculture in
bronzo e terracotta Gorga, Pollak e Auriti, oltre a
vari doni e lasciti. Il nuovo percorso di 43 sale dislocato
su tutto il piano nobile è arricchito, nel 1957,
dai preziosi frammenti marmorei duecenteschi, dalle
stoffe copte, dalle maioliche, dalle statue lignee,
dalle serrature e dagli elementi di arredo pervenuti
dal disciolto Museo Artistico Industriale.
Nel 1959 lo Stato Italiano acquisisce circa 1200 pezzi
della collezione di armi bianche e da fuoco del principe
Ladislao Odescalchi che, allestita dieci anni dopo nei
Saloni monumentali, verrà rimossa ad inizio degli
anni Ottanta per la destinazione dell'Appartamento Barbo
a sede di esposizioni temporanee.
Dalla metà degli anni Sessanta al 1973 prende
vita, nelle intenzioni del nuovo direttore Giovanni
Carandente, l'idea di un museo d'arte medievale per
il cui allestimento, mai realizzato, viene contattato
Carlo Scarpa.
Dal 1983 le collezioni sono allestite lungo le sale
dell'appartamento Cybo che oggi ospita raccolte divise
per tipologia: dipinti, sculture lignee e pastelli,
cui seguono, nel corridoio dei cardinali, le porcellane,
bronzetti, mobili, maioliche, terrecotte, armi, mentre
nel loggiato esterno è il lapidario. Il museo,
inoltre, conserva ed espone una piccola sezione di opere
medievali con avori, argenti e smalti. Nelle sale studio,
visitabili su richiesta, sono raccolti argenti, avori,
vetri dipinti, porcellane occidentali e orientali.
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