Alla morte dell'ultimo duca di Urbino, Francesco Maria II, il ducato passò allo Stato Pontificio: il palazzo fu spogliato di tutte le collezioni d'arte, in parte trasferite alla corte medicea a Firenze, e adibito a sede del Legato Apostolico. Nel 1756 il cardinale Stoppani vi trasferì la sua raccolta di antiche epigrafi dando vita al Museo di antiche lapidi, in parte ancora esistente. Con la proclamazione del Regno d'Italia, il palazzo ducale di Urbino divenne monumento nazionale e ospitò vari uffici. Dal 1883 fu sede della Galleria dell'Istituto d'Arte, divenuta nel 1912 Galleria Nazionale delle Marche.
Il Palazzo ducale
La Galleria Nazionale delle Marche ha sede nel Palazzo Ducale di Urbino, uno dei migliori esempi dell'architettura italiana del Rinascimento. Fu costruito per volontà del duca Federico da Montefeltro su progetto di Luciano Laurana, che ne definì la struttura fondamentale, concepita intorno a un maestoso cortile centrale, e disegnò la facciata. I lavori, iniziati nel 1465, furono sospesi nel 1472, quando Laurana si allontanò da Urbino. Qualche anno più tardi la costruzione del palazzo fu ripresa dal senese Francesco di Giorgio Martini, che si attenne sostanzialmente al progetto originario, aggiungendovi alcuni interventi di grande ricchezza decorativa sui portali e sulle finestre della cosiddetta "facciata ad ali". I lavori si interruppero alla morte di Federico, nel 1482 e furono ripresi da Girolamo Genga che, intorno al 1536, costruì il secondo piano. La parte più originale dell'intera costruzione è però la "facciata dei torricini", disegnata dal Laurana: sporgente rispetto al resto dell'edificio, è chiusa lateralmente da due torri slanciate, terminanti con guglie, e ha al centro tre logge sovrapposte.
Le opere
La Galleria Nazionale delle Marche
è tra le più ricche raccolte d'Arte italiane.
Vi sono opere di Alvise Vivarini e Vittore Crivelli,
Melozzo da Forlì, del noto pittore urbinate Federico
Barocci e dei suoi seguaci, di Luca Signorelli, Filippo
Bellini. Di Paolo Uccello è conservata una predella,
parte di una tavola raffigurante la Comunione degli
Apostoli, poi realizzata da Giusto di Gand. La Galleria
contiene alcuni autentici capolavori tra cui uno dei
quadri più famosi di Raffaello, un Ritratto di
gentildonna, noto come La Muta, del periodo fiorentino;
due celebri opere di Piero della Francesca: una Flagellazione,
probabilmente del periodo giovanile, e la famosa Madonna
di Senigallia; due tele di Tiziano, l'Ultima Cena e
la Resurrezione di Cristo, che originariamente costituivano
uno stendardo dipinto per la Compagnia del Corpus Domini
di Urbino. A Piero della Francesca era stata in passato
attribuita la bella tavola della Città ideale,
raffigurante una prospettiva architettonica, poi riconosciuta
come opera di antico pittore urbinate. Una serie di
ritratti di uomini illustri, opera di Giusto di Gand
e Pedro Burruguete, era destinata allo Studiolo del
duca, un ambiente riccamente decorato; un gruppo di
arazzi di manifattura fiamminga, realizzati su disegno
di Raffaello, ornano l'enorme salone del trono; di grande
pregio è l'alcova di Federico da Montefeltro,
raro esempio di arredamento del XV secolo. La Galleria
comprende infine una raccolta di ceramiche, prodotte
dalle principali manifatture marchigiane, umbre, toscane
e abruzzesi.